Il "triplete" di Valentino Gianluppi

1 AGO 15
Ultimo aggiornamento: 15:41 | 16 MAG 25
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Quando, la sera del 16 febbraio 1946 un gruppo di amici appassionati di pugilato (Vittorio Serventi, Geo Castellani, Paolo Colombo, Sandro Ardigò, Franco Cabrini, Giuseppe Signori) si riunirono in una saletta del Coni Provinciale per dar vita a quella che sarebbe diventata per almeno cinque lustri, la società guida del pugilato italiano a livello dilettantistico, già si registrava un grosso fermento intorno alla boxe a Cremona e alla sua palestra di allora, uno degli stanzoni dell’Asilo Martini. Gente come Zini, Michelazzi, Gaboardi, Nosari, Manfredi, Taino, Corbari, Furlotti aveva già alle spalle una discreta esperienza di ring, facendosi le ossa ancor prima che la guerra interrompesse ogni attività sportiva. Qualcuno era addirittura riuscito a salire sul ring nel periodo bellico ma quasi tutti gli altri erano alle prime armi, s’erano da poco avvicinati con grande entusiasmo al mondo del pugilato. Fra questi: Valentino Gianluppi, Ennio Aroldi, Sandro Mazzini, Giuseppe Antolini, “Balilla” Agosti
Furono loro a dar vita all’ossatura della prima squadra rossoverde che Paolo Colombo, nato, come i più anziani di loro alla prodigiosa scuola della “Fede e Forza”, a sua volta erede dei “Diavoli Rossi” di Gino Bonetti avrebbe tecnicamente costruito e portato ai vertici nazionali.
Gianluppi e Aroldi furono subito un gradino sopra tutti...
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