Nelle notti blu agitate dal dolore

Le notti blu, candidato premio Strega 2017, racconta una storia piena di dolore e sofferenza, di quel dolore insopportabile e incolmabile che solo la perdita di un figlio può provocare. Larissa e Michele cercano di darsi forza a vicenda ma quel dolore, così forte e così vivo ancora a distanza di cinque anni, li unisce e allontana al contempo. Mirko, loro unico e amato figlio, si è suicidato lasciando a Michele solo il ricordo del bambino che è stato, un bambino intelligente e curioso con una inspiegabile incapacità di dormire la notte. Le notti blu sono le notti in bianco che lo hanno accompagnato per tutta la sua vita, così le avevano volute chiamare, forse per rendere quella consapevolezza amara un po’ più dolce. Mirko, crescendo, si era perdutamente innamorato della geologia e di Caterina, sua futura moglie. Mirko era, apparentemente, innamorato della vita. Come poteva essere dunque lo stesso Mirko che aveva incomprensibilmente deciso di togliersela?
Un interrogativo a cui Michele fatica a dare una risposta, se non fosse per un segreto destinato a tornare a galla chiudendo un ciclo beffardo, disegno forse di un destino troppo crudele. Le notti blu si trasformano in quelle di Michele che, nel tentativo di trovare “un modo come un altro di tollerare la realtà”, di notte non riesce più a dormire perché “è di notte che la sua ribellione si sveglia, quando le difese sono basse [...] Di notte Michele torna a essere un padre abbandonato che si scalda un latte e miele che non può bere”.
Chiara Marchelli cammina in punta di piedi su un terreno accidentato e lo fa con una delicatezza e semplicità disarmante, lasciando che siano i suoi personaggi ad entrare in empatia con noi lettori per mostrarci, poco alla volta, il dolore che logora e che spesso prevale sulla voglia di vivere.
“Il passare del tempo invece di alleviare i pesi ne moltiplica gli echi”.
Un interrogativo a cui Michele fatica a dare una risposta, se non fosse per un segreto destinato a tornare a galla chiudendo un ciclo beffardo, disegno forse di un destino troppo crudele. Le notti blu si trasformano in quelle di Michele che, nel tentativo di trovare “un modo come un altro di tollerare la realtà”, di notte non riesce più a dormire perché “è di notte che la sua ribellione si sveglia, quando le difese sono basse [...] Di notte Michele torna a essere un padre abbandonato che si scalda un latte e miele che non può bere”.
Chiara Marchelli cammina in punta di piedi su un terreno accidentato e lo fa con una delicatezza e semplicità disarmante, lasciando che siano i suoi personaggi ad entrare in empatia con noi lettori per mostrarci, poco alla volta, il dolore che logora e che spesso prevale sulla voglia di vivere.
“Il passare del tempo invece di alleviare i pesi ne moltiplica gli echi”.
DA MONDO PADANO DEL 21 APRILE