Una sindrome... da attore

9 GEN 15
Ultimo aggiornamento: 15:24 | 16 MAG 25
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Poca voglia (o poco coraggio) di impegnarsi, di “metter su famiglia”, di sposarsi o quantomeno ingaggiare relazioni durature. Al contrario, tanto tempo dedicato ad happy hour, social network ed altre occupazioni più tipicamente da ... teen-ager. E' la fotografia che Daniele Cobianchi, scrittore ma anche vicepresidente di McCann, traccia di tanti quarantenni dei giorni nostri nel suo libro intitolato "La sindrome di Hugh Grant".
Lo spiritoso testo associa al famoso attore - protagonista di tanti ruoli da adulto irresponsabile (in About a Boy, in Quattro matrimoni ed un funerale come nei film della saga di Bridget Jones) - questa attitudine moderna e diremmo anche cremonese: non è una versione aggiornata della sindrome di Peter Pan ma un meccanismo psicologico del tutto innovativo.
Se Peter Pan, infatti, desiderava restare bambino, il nostro Hugh Grant del XXI secolo teme invece l'impegno, rimanda e ritarda ogni passo importante nella vita alla ricerca della perfezione e dell'occasione giusta, ossessionato dalla paura di fallire.