La campagna dei Canossa

Questa settimana un’ora di macchina ci porta a San Benedetto Po, anch’esso fra i borghi più belli d’Italia, centro abitato di circa settemila persone adagiato sulle rive del Grande Fiume, in una campagna ove oratori, ville abbaziali, pievi matildiche, caseifici e numerosi corti agricole testimoniano ancora la preziosa laboriosità e le opere di bonifica dei monaci benedettini che nel corso dei secoli trasformarono paludi e acquitrini in una fertile zona agricola. Tutto questo è facilmente visibile percorrendo gli argini e le piste ciclabili che circondano il paese che, data la presenza del porto fluviale, è anche punto di partenza ideale per escursioni lungo il Po e sino a Mantova.
Il nome evoca immediatamente la presenza del monastero benedettino attorno al quale è sorto ed è vissuto per oltre mille anni il paese ed ancor oggi domina con la sua imponente struttura tutto l’ambiente. La costruzione fu iniziata nel 1007 per volontà di Tebaldo di Canossa, il nonno di Matilde attorno alla cui figura imponente si svolgono i primi anni della vita del monastero e del paese. Il territorio scelto per la costruzione era un’sola formatasi alla confluenza del Polirone, che scende dall’Appennino reggiano, con il Po, un’isola che diede il nome di San Benedetto Polirone al paese che così si chiamò sino all’avvento in Italia di Napoleone Bonaparte.
L’Abbazia, come del resto tutte quelle benedettine, era formata da vari edifici destinati alle attività lavorative cui si dedicavano i monaci e non ha una configurazione regolare in quanto nel corso dei secoli si aggiunsero via via vari edifici di culto (come il convento delle canossiane, la casa parrocchiale, il refettorio) e non.
Il monastero subì grandi trasformazioni, ampliamenti ed abbellimenti soprattutto all’epoca in cui il paese finì sotto la dominazione dei Gonzaga che ne affidarono la ristrutturazione a Giulio Romano che aveva appena lavorato alla costruzione e decorazione di Palazzo Te in Mantova.
Il nome evoca immediatamente la presenza del monastero benedettino attorno al quale è sorto ed è vissuto per oltre mille anni il paese ed ancor oggi domina con la sua imponente struttura tutto l’ambiente. La costruzione fu iniziata nel 1007 per volontà di Tebaldo di Canossa, il nonno di Matilde attorno alla cui figura imponente si svolgono i primi anni della vita del monastero e del paese. Il territorio scelto per la costruzione era un’sola formatasi alla confluenza del Polirone, che scende dall’Appennino reggiano, con il Po, un’isola che diede il nome di San Benedetto Polirone al paese che così si chiamò sino all’avvento in Italia di Napoleone Bonaparte.
L’Abbazia, come del resto tutte quelle benedettine, era formata da vari edifici destinati alle attività lavorative cui si dedicavano i monaci e non ha una configurazione regolare in quanto nel corso dei secoli si aggiunsero via via vari edifici di culto (come il convento delle canossiane, la casa parrocchiale, il refettorio) e non.
Il monastero subì grandi trasformazioni, ampliamenti ed abbellimenti soprattutto all’epoca in cui il paese finì sotto la dominazione dei Gonzaga che ne affidarono la ristrutturazione a Giulio Romano che aveva appena lavorato alla costruzione e decorazione di Palazzo Te in Mantova.
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