Bremec, il pararigori Una notte da Superman

11 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 15:03 | 16 MAG 25
Immagine di Bremec, il pararigori Una notte da Superman
In certe notti i sogni restano appiccicati ai guantoni; impigliati a mezz'aria mentre cercano di infilarsi fra palo e realtà. Notti dove le braccia del portiere diventano pale che mulinano nel vento e cambiano il destino in un istante. Momenti dove i numeri uno si infilano le ali nei piedi e volano oltre la loro solitudine. Nicolas Bremec è un giunco che in questa stagione troppo a lungo è rimasto appeso al proprio nodo interiore. Guai muscolari e infortuni del mestiere l'hanno costretto a masticare il chewing gum amaro della tribuna e della panchina. Tempo trascorso guardando i compagni dall'oblò di servizio.
In crisi di popolarità se proprio non di identità. Anche con l'Albinoleffe per 91 minuti l'uruguaiano di Spagna si è relegato ancora una volta ai margini della sfida. Incolpevole sul gol di Cissè, indeciso - anche se ostacolato - sul pareggio segnato a tempo scaduto dallo stesso attaccante. Reti così sono treni che ti centrano in corsa. Botte dalle quali ti rialzi solo se la tua bussola interiore torna a funzionare in fretta. E così è stato.
Avvolto nei suoi pensieri, il volto protetto dai guantoni in guardia alta come fanno i pugili alle corde, il portiere che ama il surf ha atteso l'onda perfetta per tornare a cavalcare la sua stagione. In equilibrio. I muscoli che si tendono, le lunghe leve che diventano molle, le mani che schiaffeggiano lontano il fantasma della beffa. La parata da trapezista sul colpo di testa di Pesenti, un'acrobazia senza rete né prova d'appello, è il volo che ha sbloccato il Chakra dell'ottimismo.
Da quell'istante in avanti Nicolas Bremec è tornato a guardare la Sud negli occhi e ha preso forza respirando l'energia liberata da un boato potente come un tuono. Watt di autostima che l'hanno proiettato nella dimensione parallela che vivono i portieri durante i calci di rigore. Undici metri d'istinto e sentimento dove l'unica regola è dare retta alla vibrazione dei nervi. Tesi come corde di violino. Nicolas l'artista, in mezz'ora si è ripreso la Cremonese fra i guantoni. Tre voli radenti sulla propria destra e un balzo rabbioso a sinistra. Come Helmut Ducadam, il portiere che consegnò alla leggenda la Steaua di Bucarest frenando con le sue parate i tiri dal dischetto dell'armata barcelonista di Pichi Alonso. In una notte sivigliana di 28 anni fa. Quattro parate da copertina, quelle di Bremec. E un dubbio: Superman forse è nato a Barcellona.