Matteo, vigile del fuoco sulle orme del nonno e del papà

22 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 16:22 | 16 MAG 25
Immagine di Matteo, vigile del fuoco sulle orme del nonno e del papà
E' una passione che scotta quella di Matteo Oldoni, cremasco di 24 anni, da cinque volontario nel corpo dei Vigili del Fuoco. Tutto inizia all'età di soli 5 anni: «Sia mio nonno che mio padre erano pompieri volontari – spiega –, spesso stavo in caserma in attesa che papà rientrasse da qualche intervento». A 19 anni, nel 2009, Matteo fa domanda per entrare come volontario nel corpo dei Vigili del Fuoco cremasco. «La mia prima notte di turno l'ho passata sul camion. Ho dormito lì per paura di non sentire la campana e rimanere a piedi, ovviamente più che agitato», racconta. «Oggi non è cambiato molto, ogni volta che c'è una chiamata la tranquillità dell'istante precedente lascia spazio all'adrenalina. Per un vigile del fuoco non esiste la routine: ogni intervento ha i propri rischi, le proprie dinamiche, e va portato a termine in modo differente».
Matteo lavora presso il comando provinciale di Bergamo. Le sue mansioni comprendono diversi tipi di intervento, da quelli meno gravi che non richiedono uscita in sierena come l'apertura di porte o le perdite d'acqua, fino al soccorso animali come il classico gatto sull'albero. Poi ci sono i soccorsi tecnici urgenti o quelli in collaborazione con il 118 per favorire l'intervento sanitario, oltre a sinistri stradali, ferroviari o incendi di qualsiasi tipo. «Ciò che preferisco sono i soccorsi tecnici urgenti, perché richiedono molta professionalità», afferma Matteo, che nella mente conserva il ricordo vivido del primo intervento. «Era l'incendio di una grande fabbrica, c'erano fiamme di 20 o 30 metri. Non ho mai visto cosa del genere. Ero spaventato, ma nel momento in cui devi intervenire la paura lascia spazio al cervello, devi pensare a ciò che stai facendo, solo a fine intervento prendi coscienza e lasci spazio alle emozioni».
Riuscire a fare squadra è fondamentale: «I rapporti personali sono da tenere sotto controllo, nel momento in cui suona la campanella d'emergenza dobbiamo muoverci come se fossimo una persona sola».
Matteo vorrebbe inserire la sua passione anche all'interno del proprio percorso di studi, ormai in dirittura d'arrivo: «Sono all'ultimo anno d'ingegneria aerospaziale - afferma - Mi piacerebbe fare una tesi sul soccorso elicotteristico, e in futuro magari lavorare in un'azienda in cui possa occuparmi di problematiche inerenti a sicurezza e soccorso».