«Medicina è ricerca»

27 LUG 23
Ultimo aggiornamento: 18:06 | 16 MAG 25
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Va al Policlinico di Milano il professor Francesco Passamonti, cremonese e padre dell’Ematologia varesina. “Il professore arrivò nel novembre 2010 per guidare il reparto appena costituito con quattro letti dedicati. In tredici anni l’attività si è ampliata ed è diventata una vera eccellenza. Con il suo arrivo, l’ospedale di Varese aprì il primo reparto dedicato alle malattie del sangue. Nel giugno 2020, in piena pandemia, l’ematologia del Circolo tagliò il traguardo del centesimo trapianto autologo di cellule staminali. Oggi si è toccato quota 180 trapianti”. Scriveva così, a fine aprile, un’importante testata varesina.
Dal maggio di quest’anno il medico originario di Cremona è Direttore della Ematologia del Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Ematologia all’Università meneghina. Prima di tale incarico Passamonti è stato per tredici anni Direttore dell’Ematologia di Varese e Professore di Ematologia all’Università degli Studi dell’Insubria. Ha iniziato la sua carriera al Policlinico di Pavia, dove ha lavorato, affiancando sempre il ruolo accademico, per dodici anni.
Professore, il suo recente approdo al Policlinico di Milano rappresenta un incarico ricco di sfide e di opportunità…
«In qualità di professore all’Università Statale di Milano – un ateneo molto importante – ho la possibilità di insegnare a molti studenti di Medicina e farli crescere, dopo la laurea, all’interno della Scuola di Specializzazione in Ematologia. Questo ruolo, per un docente, rappresenta una grande opportunità: insegnare ai giovani - attività che include anche ascoltarli, capire le loro necessità e leggere la loro interpretazione delle problematiche della salute - arricchisce le conoscenze e favorisce la crescita di nuove idee. Le competenze che si creano in questo ambiente si sviluppano su tre livelli: il primo è l’aspetto professionale, che si costruisce coltivando il talento delle nuove generazioni e fornendo loro una cultura ematologica di alto livello; la seconda è la vicinanza umana, una qualità che si genera acuendo la capacità di ascolto, educando all’empatia nei confronti del paziente. Il terzo aspetto, altrettanto importante, è quello relativo alla ricerca. La ricerca porta all’innovazione, sia nella diagnosi sia nelle cure. Entrambe consentono al paziente di vivere meglio e di più. Il Policlinico di Milano è un’istituzione storica: è stato fondato nel 1456 ed è nato grazie alle donazioni della città. È così ancora oggi. Questo, secondo me, non è solo un dato economico ma dimostra la fiducia del cittadino nei confronti del nostro lavoro. Questa generosità, poi, è un ulteriore stimolo etico e morale, una spinta a fare sempre di più per i pazienti e per la ricerca. In questo modo si è in grado di generare grandi progetti».
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