
Lo rifarei». Donato Dolini non ha dubbi. Anche se il suo è rimasto un gesto di protesta isolato. A un mese dalle dimissioni, l’ex sindaco di Pandino rivendica quella scelta, molto criticata all’interno del suo partito, il Pd. «Non potevo continuare a svolgere, nei fatti, il ruolo di commissario ad acta per conto del Governo. Constatato che oggi il Sindaco quello fa, mi è sembrato poco dignitoso continuare, senza nulla togliere a coloro che proseguono nel mandato. Ma qualcuno che alzasse la voce ci voleva».
E se Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia, dal 2012 invita ai colleghi primi cittadini a riconsegnare il mandato nelle mani dei Prefetti, Dolini quell’atto di ribellione l’ha fatto proprio. Ma oggi, con un Commissario alla guida di Pandino - Filomena Formisano -, cosa resta di quel gesto? «Intanto - precisa l’ex Sindaco - che i conti degli enti locali debbano essere in ordine non è in discussione. Lo sono invece le modalità introdotte dal 2010 che hanno posto limitazioni e adempimenti burocratici in contrasto con l’autonomia decisionale dei Comuni, paralizzandoli».
Montagne di carta, evoca Dolini, che hanno generato una corsa ad ostacoli quando si tratta di emettere provvedimenti anche utili. «Il problema - continua - non è il rigore finanziario ma gli ulteriori paletti posti nella gestione dei tetti di spesa. Lo scorso anno non sono riuscito a sostituire le sedie dell’ufficio, rotte, perché il massimale imposto alla voce costi per bene mobili era inferiore al costo delle seggiole».
A chi parla di messaggio di resa, Dolini replica: «Le cose non stanno così...
E se Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia, dal 2012 invita ai colleghi primi cittadini a riconsegnare il mandato nelle mani dei Prefetti, Dolini quell’atto di ribellione l’ha fatto proprio. Ma oggi, con un Commissario alla guida di Pandino - Filomena Formisano -, cosa resta di quel gesto? «Intanto - precisa l’ex Sindaco - che i conti degli enti locali debbano essere in ordine non è in discussione. Lo sono invece le modalità introdotte dal 2010 che hanno posto limitazioni e adempimenti burocratici in contrasto con l’autonomia decisionale dei Comuni, paralizzandoli».
Montagne di carta, evoca Dolini, che hanno generato una corsa ad ostacoli quando si tratta di emettere provvedimenti anche utili. «Il problema - continua - non è il rigore finanziario ma gli ulteriori paletti posti nella gestione dei tetti di spesa. Lo scorso anno non sono riuscito a sostituire le sedie dell’ufficio, rotte, perché il massimale imposto alla voce costi per bene mobili era inferiore al costo delle seggiole».
A chi parla di messaggio di resa, Dolini replica: «Le cose non stanno così...
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