
Con la nomina a sottosegretario al ministero delle riforme di Luciano Pizzetti si interrompe il lungo digiuno della rappresentanza politica cremonese all’interno del Governo. L’ultimo ad avere ricoperto questo ruolo, infatti, è stato, ormai ventidue anni fa, il cremasco Maurizio Noci, sottosegretario al ministero dell’agricoltura, retto allora da Giovanni Goria, nel settimo governo Andreotti, tra il 16 aprile 1991 e il 24 aprile 1992. Da allora il silenzio.
Eppure i cremonesi sono stati ben presenti in tutti i governi, a partire dal primo, quando nel terzo ministero Cavour il trentatreenne Stefano Jacini, neppure deputato, fu nominato Ministro dei lavori pubblici ai vertici del dicastero appena costituito il 2 gennaio 1860 nel Regno di Sardegna. Era stato un libro, “La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia”, pubblicato nel 1853 con una pesante critica al malgoverno austriaco, a destare l’attenzione dello statista piemontese che al giovane casalbuttanese, nato nel 1826, dopo il Congresso di Parigi, affidò anche la stesura di una “Memoria segreta sulle condizioni del Lombardo-Veneto”, che contribuì a persuadere Napoleone III all’intervento del 1859.
Deputato nella VII, VIII, IX e X legislatura, Jacini fu così retto e onesto da dimettersi persino da ministro nel 1861 perchè, a differenza della precedente elezione, era stato eletto in un solo collegio, quello di Pizzighettone. Ma i suoi meriti erano talmente evidenti che il Ministero dei Lavori Pubblici fu retto dal cremonese anche con i primi ministri La Marmora e Ricasoli, dal 1864 al 1867. Dal 1881 al 1886 fu presidente della commissione d’inchiesta sulle...
Eppure i cremonesi sono stati ben presenti in tutti i governi, a partire dal primo, quando nel terzo ministero Cavour il trentatreenne Stefano Jacini, neppure deputato, fu nominato Ministro dei lavori pubblici ai vertici del dicastero appena costituito il 2 gennaio 1860 nel Regno di Sardegna. Era stato un libro, “La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia”, pubblicato nel 1853 con una pesante critica al malgoverno austriaco, a destare l’attenzione dello statista piemontese che al giovane casalbuttanese, nato nel 1826, dopo il Congresso di Parigi, affidò anche la stesura di una “Memoria segreta sulle condizioni del Lombardo-Veneto”, che contribuì a persuadere Napoleone III all’intervento del 1859.
Deputato nella VII, VIII, IX e X legislatura, Jacini fu così retto e onesto da dimettersi persino da ministro nel 1861 perchè, a differenza della precedente elezione, era stato eletto in un solo collegio, quello di Pizzighettone. Ma i suoi meriti erano talmente evidenti che il Ministero dei Lavori Pubblici fu retto dal cremonese anche con i primi ministri La Marmora e Ricasoli, dal 1864 al 1867. Dal 1881 al 1886 fu presidente della commissione d’inchiesta sulle...
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