La Madonna nera di Montserrat riscoperta in musica a Cremona

18 MAG 16
Ultimo aggiornamento: 07:4819 GIU 26
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Immagine di La Madonna nera di Montserrat riscoperta in musica a Cremona
​Siede su un trono ligneo ornato d’oro, così come d’oro luccica il suo manto. Con la mano destra sorregge una sfera, simbolo imperiale, e con la sinistra protegge il Bambino benedicente che tiene in braccio. E’ la "Moreneta", la Vergine nera di Montserrat, la patrona della Catalogna.
Nostra Signora di Montserrat
 
“Questa statuetta lignea – spiega padre
Josep Maria Fossas
, abate del
monastero benedettino
che custodisce l’effigie – è stata intagliata attorno al 1170. Ma, nella montagna di
Montserrat
, la presenza di una cappella dedicata alla Madonna è documentata fin dall’888 dopo Cristo”. Lì, la fede s’intreccia con oltre mille anni di storia. E impregna migliaia di voci, volti, cuori spezzati, anime in cerca di pace. “Ancor oggi i pellegrini partecipano alle celebrazioni liturgiche della nostra comunità, e omaggiano la Vergine con un bacio o una soave carezza sulla mano”. Ma “un’altra espressione forte della fede popolare – aggiunge il "padre" dei monaci catalani – è il canto del "Virolai", l’inno della Madonna di Montserrat”. Pure quelle note risuonano da un millennio, e non solo loro.        
L’abbazia benedettina sublacense di Montserrat
 
Già. Perché davanti alla "Moreneta", nel Medio Evo la preghiera diventava esperienza totalizzante. La sola mente non bastava più, e nemmeno la parola: l’incontro con la Madre si abbandonava al canto, alla musica suonata, perfino alla danza. Nasceva ai piedi della Vergine uno
straordinario repertorio
: divenuto
manoscritto nel XIV secolo
, rilegato in copertina rossa cinque secoli più tardi.
Il “Llibre Vermell de Montserrat”
 
Oggi il “
Llibre Vermell de Montserrat
” sopravvive in 137 delle sue originali 172 pagine, e accanto a preziose “istruzioni per l’uso” (tra le tante, parafrasando dal latino: è permesso cantare e danzare in chiesa, anche di notte, ma senza disturbare chi si attarda in preghiera o in devote contemplazioni) tramanda tre canoni, due composizioni polifoniche e cinque danze in latino, catalano e occitano. Quegli stessi brani che rivivranno sabato 21 maggio a Cremona (ore 21, chiesa di San Marcellino), incastonati nel
Monteverdi Festival
dalla
Capella Reial de Catalunya
. Sì, l’intuizione di Giordi Savall: uno tra i maggiori violisti viventi, il "padre" dell’ensemble.
La Capella Reial de Catalunya
 
“Quando ho scoperto il
Llibre Vermell
? Attorno al 1975”, racconta ad Avvenire. Un incontro casuale ma non più di tanto. “Ogni estate, trascorrevo con la mia famiglia quindici giorni andavo al monastero: ricordo la frescura del luogo e delle bellissime passeggiate”. Immaginiamoci il talentuoso musicista in formazione, allora poco più che trentenne: poteva forse rimanere insensibile a quelle melodie, interpretate da circa un millennio? E’ vero: allora ne aveva sentite poche, perchè la maggior parte “non viene più eseguita in santuario”. Ma, ora che l’intero "Llibre" rivive nel mondo grazie a lui, il fondatore della "
Capella Reial
" non ha dubbi: “Per quel tempo, si tratta di una raccolta straordinaria. I brani manifestano un’emozionante purezza e una calorosissima spiritualità, quasi sembrano una ninna nanna...”. E poi, il loro significato: “Insegnavano a coltivare la gioia spirituale, la gioia dei pellegrini, la gioia provata da chi sapeva di camminare verso Dio”.
Giordi Savall
 
Così, anche a
Cremona
, i cantori entreranno e usciranno di scena in processione, al respiro di una
monodia gregoriana
che poi diventerà canone. Una particolarità pressochè unica. Non solo. “Tutto il concerto - avverte il direttore - sarà come una celebrazione liturgica”: la preghiera in musica fluirà senza interruzioni, spesso cadenzata pure dal suono di piccole campane.
 
Video. La “Capella Reial de Catalunya” interpreta il “Llibre Vermell di Montserrat”
K_8lVzFQ7UY;430;242 Nella città del Torrazzo illuminerà una sola sera, questa fascinosa lode alla "
Moreneta
". E un paio di settimane fa era accaduto lo stesso a Milano, nella chiesa di Sant’Antonio Abate. Ora, non sono previste altre repliche. Ma c’è un luogo, in Italia, che pur senza la ricchezza del "Llibre Vermell" si affida a Nostra Signora di Montserrat da almeno seicento anni: è la terra di Alghero, avamposto occidentale in provincia di Sassari.
Il campanile della cattedrale di Alghero (G
ianni S
aiu)
 
“Nel 1354 - spiega il referente del progetto culturale della Chiesa italiana per la diocesi sarda,
Tonino Baldino
– la città passò sotto la dominazione del regno di Aragona. E da quel momento rimase spagnola fino al 1720, quando divenne un possesso sabaudo”. Naturale: furono gli aragonesi a importar lì il culto della “loro” Vergine. E come “ancor oggi Alghero è un’isola linguistica catalano–parlante - ricorda il docente di scuola superiore in pensione, ora a capo del locale Centro studi & politica "
Giuseppe Toniolo
" -, così i suoi abitanti continuano ad affidarsi alla
Madonna di Montserrat
”. Che poi è anche la "loro" Madonna, intronizzata in una cappella della Cattedrale e nel principale santuario mariano della diocesi,
Nostra Signora di Valverde
.
La “Moreneta” nella cattedrale di Alghero (G
ianni S
aiu)
 
Due statue, due storie (recenti). Ed é ancora Baldino a raccontarle. “Terminata la dominazione spagnola - questa la premessa - i rapporti tra le due terre si erano pressochè dissolti”. Ma negli anni Cinquanta accadde qualcosa d’inaspettato.  “Durante la dittatura franchista - ricostruisce il docente in pensione - in Spagna era vietato parlare in catalano”. Fu allora che qualcuno, in quella regione, si ricordó dei "
germans de l’Alguer
", i fratelli di Alghero, i compagni di lingua. Presto fu organizzata una crociera, e lo sbarco in terra sarda segnò l’inizio di una grande festa. Era il "retrobament", il reincontro. Era l’agosto del 1960.
Il “retrobament”: l’accoglienza ai catalani nell’imminenza dello sbarco (cortesia T
onino B
aldino)
 
La statuetta della  “Moreneta” arrivó in quell’occasione: i catalani la donarono agli algheresi, e subito fu collocata in Cattedrale. Dinanzi a quella Vergine, i due popoli s’inginocchiarono insieme. E davvero si riconobbero fratelli innanzi all’unica madre. Quarantadue anni dopo, la visita fu ufficialmente restituita.“Durante un nostro pellegrinaggio a Montserrat - ricorda il presidente del "Toniolo"-, portammo in abbazia l’effige di
Nostra Signora di Valverde
.  Allora i monaci ricambiarono con una seconda copia della
Madonna Nera
, che al ritorno venne intronizzata nel nostro santuario campestre”.
Nostra Signora di Montserrat in processione verso la cattedrale di Alghero (cortesia
T
onino
B
aldino)
 
Altro evento solenne, quello del 2012 ad
Alghero
: per la traslazione della "
Moreneta
" - che in cattedrale fu collocata nell’attuale cappella gotica a lei dedicata - a concelebrare con il
vescovo Mauro Morfino
arrivò l’
abate di Montserrat, Josep María Soler
. Momenti forti e unici, questi. Eppure, momenti che rivivono ogni giorno nella fraterna preghiera dei due popoli. Dinanzi all’antichissima statua catalana, una delle lampade votive esprime la devozione di Alghero. E la sua comunità, ogni anno, vi offre l’olio per la fiamma quotidiana. Risuonerà anche ad Alghero, prima o poi, il “Llibre Vermell” della Moreneta? Per Baldino, sarebbe “una prospettiva molto interessante”.