Expo 2015, Antoldi: «I territori non devono "chiedere", ma "dare"»

9 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 13:39 | 16 MAG 25
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Expo 2015 – di cui tanto si è parlato a livello nazionale e locale negli anni scorsi – è ormai alle porte e si presenta davvero come una grande opportunità per il territorio lombardo, sebbene sia stato fortemente ridimensionato dal clima di crisi e dalle difficoltà operative incontrate nel suo cammino organizzativo.
Purtroppo negli anni scorsi a livello locale ha spesso prevalso l'idea che il progetto Expo sarebbe stato una gallina d'oro a cui attaccarsi per chiedere la realizzazione di una serie di progetti che non si era riusciti a finanziare in altro modo, innescando così un'aspettativa assolutamente  infondata di distribuzione, nelle province lombarde e non solo, di fondi per creare nuove infrastrutture ed eventi vagamente agganciati al tema della nutrizione.
Oggi è chiaro, invece, che i territori non devono "chiedere", ma piuttosto "dare" qualcosa di loro a questo evento straordinario per intensità e ampiezza globale. Un "dare" che però può generare un ritorno futuro molto interessante per chi sa guardare con lungimiranza.
A mio parere, la provincia di Cremona ha concretamente diverse carte da giocare in questa partita così vicina a casa nostra.
Innanzitutto ha alcune eccellenze da mettere in mostra a Milano sul tema principale ("Nutrire il pianeta. Energia per la vita")  e sui sottotemi chiave a cui è dedicato l'evento: Scienza e tecnologia per la sicurezza e la qualità alimentare; Scienza e tecnologia per l’agricoltura e la biodiversità; Innovazione della filiera agroalimentare; Educazione alimentare; Alimentazione e stili di vita; Cibo e cultura; Cooperazione e Sviluppo nell’alimentazione.
La ricchezza e la modernità delle filiere agro-zootecnica e agro-alimentare presenti sul nostro territorio (con le loro imprese), la presenza di una serie di centri di ricerca di valore internazionale – come il Centro di Ricerca Biotecnologiche dell'Università Cattolica, dove lavorano alcuni tra i migliori ricercatori europei sui temi delle biotecnologie alimentari, il CRA di Porcellasco (purtroppo  a rischio di chiusura!), LGS e ANAFI, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale, la Fondazione Avantea – il corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari dell'Università Cattolica, la Fiera del Bovino da latte, costituiscono insieme un patrimonio cognitivo di estremo interesse, che se valorizzato in quanto "sistema", anzichè come semplice insieme disorganico di attori, può a pieno titolo cercare uno spazio negli eventi organizzati a Milano durante il semestre dell'esposizione.
Stesso discorso, poi, può essere fatto anche sul tema dell'energia – altra parola chiave di Expo - che trova nel cremonese una declinazione proprio legata alla sua vocazione agricola, attraverso l'esperienza della generazione di energia rinnovabile da biomasse, rafforzata dalla presenza eccellente della fabbrica della Bioenergia del Politecnico.
I mesi di apertura di Expo dovranno essere riempiti di eventi e iniziative culturali rilevanti: perché, dunque, non fare una proposta ambiziosa, in quanto "sistema Cremona", attorno a qualche tema innovativo, proponendoci di organizzare una o più iniziative di carattere internazionale, ospitate tra Milano e Cremona, su queste aree del sapere e della produzione?
Siamo quai fuori tempo massimo, ma un po' di tempo per organizzarle c'è ancora… È un investimento che ci ripagherebbe molto in termini di immagine anche per il futuro.
Un investimento, però, che per partire non deve e non può aspettarsi fondi pubblici dalla Regione o dal Governo (che probabilmente non arriveranno mai), ma che deve invece partire dal basso, dalla responsabilizzazione degli attori pubblici e privati di Cremona, che devono finanziare lo sviluppo. Iniziative di questo genere potrebbero trovare poi nell'Ente Fiera o nella Camera di Commercio un regista adeguato per l'operazione, adeguatamente supportato dalle Università. Il ruolo delle Università, infatti, in questo caso è davvero essenziale, per la loro capacità di generare conoscenza e la prassi a muoversi in contesti internazionali.
Come Università Cattolica, per esempio, fin dal 2011 abbiamo costituito un gruppo di lavoro di docenti dell'Ateneo, denominato ExpoLab, dedicato proprio a preparare eventi in preparazione ad Expo, che collabora direttamente con l'ente organizzatore. ExpoLab ha già realizzato convegni a Milano e a Roma sui vari sottotemi dell'Expo 2015 (sulla cooperazione internazionale, sull'accesso al cibo, sulla sicurezza alimentare, sul cibo come convivio) e ora ci apprestiamo a collaborare con l'ente gestore di Expo per organizzare a Milano eventi sul tema dell'accesso all'acqua durante il semestre dell'esposizione. ExpoLab è ovviamente a disposizione per rivolgere i suoi sforzi anche all'organizzazione di eventi che coinvolgano il cremonese, cercando di agganciarlo alla programmazione dell'evento. Ma serve una chiara volontà politica per fare qualcosa, mettendo a disposizione risorse, anziché pensare di riceverne…
Una seconda, grande opportunità sarà il flusso dei visitatori internazionali che caleranno su Milano per visitare i padiglioni: si attendono circa 6 milioni di soli turisti stranieri. Cremona deve assolutament essere inserita nei circuiti dei tour operator, per attirare una parte di questi flussi. Ma la competizione con le altre città di cultura della Lombardia e del nord Italia è fortissima.
Da questo punto di vista, la carta da giocare è certamente il Museo del Violino. Elemento che non potrà mai attirare delle masse indifferenziate, ma che se adeguatamente valorizzato rappresenta un unicum capace di fare la differenza, a patto che si riesca a fare una segmentazione intelligente tra i potenziali visitatori di Expo. Ci sono paesi, infatti, in cui la musica e il violino hanno una valenza elevata, altri in cui può risultare poco attrattivo. Bisogna colpire con la proposta giusta le persone giuste, sfida non facile. Serve quindi una strategia estremamente raffinata per posizionare adeguatamente Cremona in quel "mercato" così particolare. E bisogna muoversi presto, perchè i pacchetti turistici sono in via di allestimento e i nostri "concorrenti" (le altre città) stanno mettendo sul piatto risorse, capacità e determinazione che, per ora, qui da noi non si sono ancora viste…